La foto col telefono non basta più. Ma quasi.
Il problema non è la fotocamera. È che ogni scatto racconta una storia diversa da quello prima.
Capita spesso di sentirsi dire che le foto dei prodotti le fa il titolare, col telefono, e che vanno bene così. Nella maggior parte dei casi è vero più di quanto un fotografo ammetterebbe: un telefono recente, con la luce giusta, fa scatti perfettamente dignitosi. Il problema sta da un'altra parte.
La qualità tecnica non è più il problema
Vent'anni fa la differenza tra uno scatto professionale e uno amatoriale si vedeva nella nitidezza e nel rumore. Oggi non più. Quello che ancora distingue un'immagine fatta bene è la luce, cioè da dove arriva e quanto è morbida, e quella non la risolve nessun telefono al posto tuo.
Quello che manca è la regia
Il vero scarto non è nel singolo scatto: è nell'insieme. Venti foto fatte in venti giorni diversi, con venti luci diverse e venti sfondi diversi, non diventano l'immagine di un marchio: restano venti foto. Un profilo si riconosce quando le immagini sembrano parenti tra loro, anche scorrendo in fretta.
È questo che intendiamo per direzione artistica: decidere prima quali superfici, quali colori, quale luce e quali tagli tornano sempre — e poi tenerli, anche quando viene voglia di cambiare.
Tre regole che valgono più di un obiettivo nuovo
- Una sola fonte di luce, possibilmente una finestra, e sempre dallo stesso lato. Le luci miste sono il motivo per cui una foto "non torna" e non si capisce perché.
- Due o tre superfici fisse su cui appoggiare tutto: un piano, un tessuto, un fondo. Non dieci.
- Sempre lo stesso taglio per lo stesso tipo di contenuto. Il prodotto da vicino si fotografa sempre da vicino, non a volte da lontano.
Con queste tre cose le foto fatte col telefono cominciano a somigliarsi. E un insieme che si somiglia vale più di un singolo scatto perfetto.
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